Commento sulle risposte MISE per il bando delle onde medie

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Di seguito, alcune mie considerazioni sulle risposte del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ai quesiti posti dopo la pubblicazione dell’Avviso pubblico per l’assegnazione delle frequenze radio Onde Medie a modulazione di ampiezza (AM).

DIVERSA UBICAZIONE DELLE STAZIONI TRASMITTENTI
Considerato che per gli impianti di tutte (o quasi) le frequenze i nuovi operatori in onde medie richiederanno ubicazioni differenti, rispetto a quelle indicate nelle tabelle ministeriali (sostanziale fotocopia delle coordinate degli impianti RAI ora dismessi), il Ministero dovrà andare a rinegoziare i posizionamenti in sede internazionale, mediante la procedura di coordinamento in sede ITU. Ci aspettano tempi lunghi e nuove battaglie, ma almeno la strada è tracciata. Non credo che, fino a solo un anno fa, il MISE avrebbe accettato anche solo l’idea di poter modificare quanto indicato nelle proprie tabelle.

ORARIO DI OPERATIVITA’ DELLE STAZIONI TRASMITTENTI
Grave handicap è quello degli orari di trasmissione, in riferimento al quale il MISE [vedi le risposte ai punti n. 18 (risposta a) e n. 35 (risposta 5)] esclude estensioni di orario (limitato, salvo alcune eccezioni, dalle 4 alle 17 UTC) : anche qui ci sarà da lavorare, ma se lo scopo di chi vuol trasmettere non sarà di lucro, intanto potrà iniziare a farlo anche se per poche ore.

LA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO
Se si è veramente intenzionati a trasmettere in onde medie, importante è presentare la SCIA per ottenere l’autorizzazione generale e presentare la istanza per ottenere il diritto di uso di una frequenza. Due, quindi, i documenti da presentare:

1. l’autorizzazione generale a trasmettere (per conseguire la quale si deve inviare la SCIA):

2. l’istanza di assegnazione del diritto d’uso di una frequenza radio in onde medie (che può essere richiesta solamente da chi è già titolare di un’autorizzazione generale a trasmettere oppure, come afferma l’Avviso Pubblico del MISE, ha già inviato l’istanza di richiesta della medesima autorizzazione).

Insieme alla istanza per l’assegnazione del diritto di uso di una frequenza, deve essere presentato anche un progetto se (come sarà in moltissimi casi) si intenda trasmettere con caratteristiche diverse da quelle indicate nelle tabelle del Ministero.

Il Ministero non precisa in quale forma dovrà essere presentato tale progetto; in proposito, le risposte ai quesiti dicono solamente che “nel caso in cui si voglia esercire la frequenza per cui si è presentata la domanda, in modo difforme dalle caratteristiche tecniche indicate nelle schede di GE75 (…), al seguito della presentazione di un apposito progetto, questo Ministero avvierà la procedura di coordinamento internazionale in sede ITU”.

Quindi, mancando indicazioni precise, è ragionevole ipotizzare che vi possa essere una certa libertà su come presentare tale progetto. Si può così pensare di seguire lo schema adottato per le tabelle ministeriali, compilando – ove sia possibile – le indicazioni di cui alle voci “Caratteristiche dell’emissione”, “Stazione e sito di riferimento”, “Caratteristiche generali”, “Caratteristiche d’antenna”, “Campo usabile”.

Poi, se qualcuno ha anche qualche disegno o testo descrittivo già pronto, lo alleghi pure alla documentazione delle domande.

L’importante è evidenziare fin da subito (cioè nella stessa istanza di assegnazione del diritto d’uso di una frequenza in onde medie) in quali aspetti ci si vorrà differenziare dalle caratteristiche indicate nella tabella ministeriale della frequenza di cui si intenda chiedere il diritto di uso.

L’OMOLOGAZIONE DEI TRASMETTITORI IN ONDE MEDIE
Qualcuno ha posto al Ministero il quesito inerente alla omologazione degli futuri impianti trasmittenti: ha fatto benissimo, perché la questione è ineludibile. Infatti, quelli in onde medie sono impianti trasmittenti che lavorano su tensioni elevate, con il rischio di folgorazione sempre presente in mancanza di adeguate protezioni. Ma, oltre a quello della sicurezza, c’è anche il problema delle interferenze dannose.

E così, nelle proprie risposte (vedi i punti nn. 16 e 39-risposta 6), Il Ministero ha inevitabilmente richiamato la direttiva dell’Unione Europea 2014/53/UE (nota come “Direttiva RED-“Radio Equipment Directive”) recepita dall’Italia con decreto legislativo 22 giugno 2016, n. 128.

Quali i rischi per chi volesse comunque utilizzare un impianto trasmittente in onde medie non a norma (oltre quelli derivanti da una non corretta applicazione delle Leggi della Fisica) ? Il Sequestro dell’impianto non omologato e l’applicazione di una sanzione amministrativa.

Qualcuno potrebbe dire che l’impianto se lo è autocostruito, ma l’esonero dalla direttiva RED vale solo per gli impianti utilizzati dai radioamatori per l’attività radioamatoriale e qualche altro caso, ma non certo per gli impianti in onde medie.

Che fare allora, considerato che (come affermato nella domanda n. 39-6) “in Italia non esistono produttori di trasmettitori AM ma sono costruiti in paesi esteri extra UE (e non omologati e privi di marchio CE)” ?

Suggerisco di scrivere semplicemente che “considerato l’onere economico che si sarà chiamati a sostenere, ci si riserva di comunicare successivamente le caratteristiche delle apparecchiature, una volta conseguito il diritto d’uso delle frequenza richiesta.

Nel frattempo, vedremo che evoluzioni potrà avere il mercato, così come il lavoro degli importatori e l’attività degli organismi di valutazione della conformità. Ricordiamo che ci vorranno, infatti, ancora altri mesi perché il Ministero porti a termine la procedura di coordinamento internazionale in sede ITU, visto che – come ho sopra ricordato – in moltissimi casi si chiederà di trasmettere con caratteristiche diverse (in primo luogo, l’ubicazione dell’antenna) da quelle indicate nelle tabelle del Ministero.

http://www.dirittoalradioascolto.sm/commento_Marsiglio_a_risposte_MISE_(18.9.2016).pdf

Giorgio Marsiglio

Il governo accelera sulle radio private in Am: le 148 frequenze saranno gratuite

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Il ministero dello Sviluppo economico risponde alle domande di chi vuole aprire un’emittente: i partecipanti alla procedura di assegnazione dovranno versare solo i diritti amministrativi, che dovrebbero essere bassi

di ALDO FONTANAROSA

ROMA – Le persone che sognano di aprire una radio in Am, sulle gloriose onde medie, hanno ora un quadro più preciso delle regole di questa partita. Il ministero dello Sviluppo economico – che offre 148 siti di trasmissione, 148 antenne, a chi vorrà tentare l’avventura – ha raccolto le domande più frequenti degli interessati e fornisce adesso le risposte del caso.

Il documento pubblicato dal ministero conferma e precisa, tra le altre cose, che:

1) il diritto d’uso di questi siti e delle frequenze non sarà messo all’asta. Il ministero lo assegnerà gratis – a soggetti preferibilmente privati – dopo un “concorso per titoli”;
2) possono partecipare alla gara anche ditte individuali e associazioni;
3) i partecipanti non dovranno presentare un impegno ad un investimento minimo;

4) i vincitori avranno un diritto d’uso delle frequenze (e non una concessione);
5) chi ha in mano una vecchia concessione, rilasciata in base alla legge 223 del 1990, dovrà comunque partecipare alla nuova procedura che offre solo 148 specifici siti di trasmissione. Chi non prenderà parte alla nuova procedura, non avrà diritto a continuare le emissioni;
6) condizione per partecipare alla nuova gara è ottenere una autorizzazione generale, che comporta il pagamento dei relativi diritti amministrativi. Non è stato ancora deciso l’importo dei diritti amministrativi, che comunque andranno versati ogni anno;

7) l’autorizzazione generale non è un titolo sufficiente per avviare le trasmissioni in Am. È semmai il lasciapassare necessario per concorrere alla assegnazione delle frequenze;
8)  l’autorizzazione si intende assegnata se, entro 60 giorni dalla richiesta, il ministero non ha espresso parere negativo. Vale dunque il principio del silenzio assenso;
9) i 148 siti di trasmissione hanno tutti una precisa collocazione sul territorio italiano, e possono irradiare il segnale lungo altrettante frequenze;

10) se un editore volesse usare frequenze e antenne fuori dai parametri ministeriali, anche come potenza del segnale irradiato, dovrà aspettare che il ministero trovi un accordo internazionale (all’Itu) per evitare interferenze con Paesi confinanti;
11) il diritto d’uso delle frequenze dura 20 anni;
12) dovrà avvertire il ministero chi decidesse di interrompere le trasmissioni prima dei 20 anni;
13) gli impianti di trasmissione dovranno avere i requisiti tecnici fissati dalla direttiva comunitaria 2014/53/Ue.

Le domande di partecipazione alla procedura devono essere recapitate, entro il prossimo 30 settembre:
– a mano presso la sede del ministero dello Sviluppo economico di Viale America 201, DGSCERP (stanza A516, quinto piano, dal lunedì al venerdì, dalle ore 10,00 alle 12,00);
– o tramite raccomandata con ricevuta di ritorno;
– o con invio di posta elettronica certificata all’indirizzo: dgscerp.div04@pec.mise.gov.it

(Repubblica.it)

Sono arrivate le risposte del ministero ai quesiti sulle onde medie

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Di seguito il link alle risposte dei tecnici ministeriali, apparse  oggi sul sito del MISE:

http://www.mise.gov.it/images/stories/documenti/risposte_quesiti_onde_medie_DEF.pdf

Un grazie a chi ha dato una mano a sollecitarle e a tutti una buona lettura: i commenti a domani.

Giorgio Marsiglio

Non ancora pubblicate le risposte del MISE ai quesiti sulla procedura per l’’assegnazione delle frequenze in onde medie

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Il 5 settembre è scaduto il termine per inviare i quesiti al MISE; a  tutt’oggi, però, non sono state ancora pubblicate le risposte sul sito  http://www.mise.gov.it/index.php/it/per-i-media/notizie/2035019-onde-medie-a-modulazione-di-ampiezza-am-aperta-la-procedura-per-l-assegnazione-delle-frequenze
.

Mi permetto di suggerire di inoltrare anche voi un sollecito  all’indirizzo dgscerp.ondemedie@mise.gov.it; questo anche se non si  avesse intenzione di presentare domanda di concessione.

Mostriamo al Ministero che le onde medie ci premono.

Vi ringrazio per la vostra attenzione.

Giorgio Marsiglio

Quesiti in ordine all’avviso pubblico per l’assegnazione delle frequenze radio in onde medie a modulazione di ampiezza (AM), pubblicato in data 4 agosto 2016

Ai sensi di quanto indicato nella nota ministeriale relativa alla pubblicazione dell’avviso pubblico, richieste di chiarimenti di natura giuridico-amministrativa o di tipo tecnico ed eventuali informazioni sulla procedura, potranno essere formulate entro il 5 settembre 2016.
Di seguito, un elenco di quesiti posti alla Direzione generale per i servizi di comunicazione elettronica, di radiodiffusione e postali del Ministero dello Sviluppo Economico, suddivisi per argomento.

A) Titolarità dell’autorizzazione generale
L’Avviso pubblico, avente ad oggetto l’assegnazione delle frequenze radio in onde medie a modulazione di ampiezza, al punto 4 riporta che “Il requisito previsto per l’assegnazione è la titolarità di autorizzazione generale, rilasciata ai sensi dell’art.25 del sopra citato codice delle comunicazioni elettroniche.”
Il successivo punto 5 precisa che “Il titolare di autorizzazione generale nella domanda di partecipazione per l’assegnazione delle frequenze radio in onde medie a modulazione di ampiezza (AM) deve dichiarare a pena di esclusione:
c) gli estremi dell’autorizzazione generale di operatore di rete radiofonica o della istanza di richiesta della medesima autorizzazione”.
Il successivo punto 6 prevede che “In caso il richiedente sia una società anche consortile, in base al punto 2, devono essere allegati l’atto costitutivo e la domanda di autorizzazione generale per il nuovo soggetto giuridico qualora tale autorizzazione non sia già in mano del medesimo soggetto.”
Lo stesso regolamento dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) – approvato con delibera n. 3/16/CONS del 14 gennaio 2016 – all’art. 4, comma 1 dispone che “ Il diritto d’uso per trasmissioni radiofoniche terrestri nella gamma di frequenze delle onde medie a modulazione di ampiezza (AM), ovvero mediante altre tecnologie innovative, è conseguito dai soggetti autorizzati ai sensi dell’articolo 3, con distinto provvedimento rilasciato dal Ministero ai sensi dell’articolo 27, comma 3, del Codice.”
(quesito n. 1) Si richiede se la istanza di richiesta di autorizzazione generale possa essere contestuale alla domanda di partecipazione per l’assegnazione delle frequenze o se la prima debba necessariamente precedere la seconda.
(quesito n. 2) Si richiede se le istanze di richiesta di autorizzazione generale, presentate prima della data di pubblicazione dell’Avviso Pubblico (4 agosto 2016), siano considerate valide dall’amministrazione ministeriale, in considerazione che la stessa AGCOM ha vincolato all’avvenuta pubblicazione dell’elenco delle frequenze disponibili solo la presentazione della domanda a conseguire i diritti d’uso delle frequenze, ma non la presentazione dell’istanza di richiesta dell’autorizzazione generale (art. 4, comma 3, del citato Regolamento n. 3/16/CONS, in combinato disposto con il comma 1 del medesimo articolo).

B) Modulistica
(quesito n. 3) Si richiede se sia stata predisposta una specifica modulistica, da utilizzare tanto per l’istanza di richiesta dell’autorizzazione generale quanto per la domanda di partecipazione per l’assegnazione delle frequenze.

C) Oneri
(quesito n. 4) Si richiede se – una volta ottenutala frequenza in concessione – siano previsti costi (oneri di concessione o altro) nel corso dei venti anni di durata del diritto d’uso della frequenza.

D) Caratteristiche tecniche
L’Avviso Pubblico, al punto 1, precisa che “Le caratteristiche tecniche di irradiazione degli impianti e i vincoli tecnici, riportati dal Piano di radiodiffusione – Ginevra 1975, sono indicati nelle singole schede tecniche di ogni frequenza dell’elenco.”
I) Nel dettaglio, le schede tecniche delle frequenze messe a bando riportano le seguenti indicazioni:
– nel campo «caratteristiche generali» il valore della “potenza in antenna”;
– nel campo «caratteristiche d’antenna» il valore della “altezza fisica dell’antenna trasmittente”.
(quesito n. 5) Si chiede conferma che detti valori debbano intendersi come valori massimi, con facoltà quindi di scendere al di sotto di essi da parte dei nuovi operatori e conseguente possibilità di installazione di stazioni a bassa potenza (low-power channels), come peraltro implicitamente riconosciuto mediante il riferimento operato all’art. 4 (Procedure for Modifications to the Plan) e, conseguentemente, ai paragrafi 3.3.1 e 4.8.3 degli Atti Finali del Piano di radiodiffusione – Ginevra 1975.
II) Le schede tecniche delle frequenze messe a bando riportano:
– nel campo «caratteristiche generali» l’indicazione delle “ore operative”.
(quesito n. 6) Si chiede conferma che detta indicazione sia da intendersi come meramente ricognitiva della situazione precedente, con possibilità quindi di estensione alle ore serali e notturne.

E) Caratteristiche difformi da quelle indicate nelle schede tecniche
L’Avviso Pubblico, al punto 3 precisa che “Nel caso in cui un richiedente voglia esercire la frequenza per cui presenta domanda in modo difforme dalle caratteristiche tecniche e con una localizzazione del traliccio differente da quanto previsto dal Piano di GE75, a seguito di presentazione di apposito progetto, il Ministero, come richiamato dall’art. 4, comma 2 dell’Allegato A alla delibera n. 3/16/CONS, procederà al coordinamento internazionale in sede dell’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (UIT) ai sensi dell’articolo 4 degli Atti Finali del Piano di GE75. L’effettivo esercizio della frequenza con le caratteristiche difformi rispetto al Piano di GE75 potrà avvenire solo a seguito dell’esito positivo del coordinamento internazionale.”
Il successivo punto 5 dispone che “Il titolare di autorizzazione generale nella domanda di partecipazione per l’assegnazione delle frequenze radio in onde medie a modulazione di ampiezza (AM) deve dichiarare a pena di esclusione:
a) la frequenza per la quale presenta la domanda (…)”
(quesito n. 7) Si richiede se l’intenzione di differenziare le caratteristiche tecniche o la localizzazione del traliccio vada dichiarata all’interno della domanda di partecipazione per l’assegnazione delle frequenze.

(quesito n. 8) Si richiede se la presentazione del progetto debba essere contestuale alla domanda di partecipazione per l’assegnazione delle frequenze, o se il progetto medesimo possa essere prodotto successivamente, a seguito di richiesta dell’Amministrazione ministeriale.
(quesito n. 9) Si richiede in quali casi il Ministero dovrà effettuare il previsto ricorso al coordinamento internazionale, in considerazione che i punti 3.3.1 e 4.8.3 del Piano di Ginevra 1975 consentono di operare modifiche alle caratteristiche di assegnazione delle frequenze (compresa l’ubicazione della stazione trasmittente) senza necessità di accordo con gli Stati confinanti.

F) Valenza del criterio cronologico delle domande
I) L’Avviso Pubblico, al punto 9, dispone che “La domanda non è in alcun modo vincolante per l’amministrazione, che procederà all’assegnazione delle frequenze tenendo conto dell’ordine cronologico di presentazione delle istanze.”
(quesito n. 10) In considerazione che la delibera n. 3/16/CONS dell’AGCOM non contiene la suddetta disposizione, si richiede a quale ipotesi l’Amministrazione ministeriale intenda fare riferimento con la suddetta prescrizione inserita ex novo nell’Avviso Pubblico.
II) L’Avviso Pubblico, al punto 9, dispone che “I diritti d’uso di frequenze rimaste eventualmente non assegnate sono successivamente concessi sempre secondo l’ordine di presentazione delle domande dei soggetti richiedenti, ai sensi dell’articolo 27, comma 3, del Codice.”
Al tempo stesso, però, il citato punto 5 prescrive che nella domanda di partecipazione venga dichiarato, a pena di esclusione, “la frequenza per la quale presenta la domanda”.
(quesito n. 11) In considerazione che l’Avviso Pubblico prevede che le assegnazioni delle frequenze vengano assegnate direttamente (qualora il numero delle domande presentate per una determinata frequenza non superi il numero di frequenze disponibili) ovvero a seguito di procedure di selezione comparativa (qualora il numero delle domande presentate per una determinata frequenza sia superiore al numero di frequenze disponibili), si richiede in quali residui casi si potrà verificare l’ipotesi di cui al periodo del punto 9 sopra richiamato e quali modalità verranno adottate a garanzia della parità di trattamento dei soggetti interessati.

EXCUSATIO NON PETITA, ACCUSATIO MANIFESTA

Quando il Ministero si scusa (più o meno), confermando quello che tutti già pensavano

Con questo motto in latino, ancor oggi viene sintetizzato il comportamento di coloro che, allo scopo di giustificare un proprio errore, finiscono per renderlo evidente a tutti, aggravando così la propria posizione.

E’ il caso del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) il quale, messo alle strette dalle diffide presentate da alcuni degli operatori e dalla segnalazione fatta alla Commissione Europea, solamente in data 8 aprile ha ritenuto di far conoscere il perché del mancato rispetto del termine del 21 marzo 2016, fissato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) per la pubblicazione dell’elenco delle frequenze disponibili,da assegnare agli operatori privati in onde medie.

Cosa dice la nota divulgata dal MISE ? In buona sostanza quanto segue: è vero che il termine non è stato rispettato, ma c’è ancora molto da fare e, quindi, è necessario avere più tempo !

Penso che ognuno di noi abbia a che fare con il rispetto di date e termini, in particolare proprio nei confronti della pubblica amministrazione; sono sicuro che tutti corriamo per rispettarli, ben sapendo che alle autorità poco interessino le nostre difficoltà.

Diverso sarebbe stato se il Ministero – prima della scadenza del 21 marzo, e non due settimane dopo – almeno avesse reso note le proprie difficoltà e chiesta la comprensione di tutti coloro che hanno presentato la SCIA per l’autorizzazione a trasmettere (palesando quindi i propri nome e cognome) e coinvolto gli operatori medesimi nell’individuazione di criteri accettabili per garantire la libertà di impresa e, ancor più, di comunicazione.

Ma tutto questo non è avvenuto; anzi, il Ministero ora fa la voce grossa e al proprio ritardo, che mette in difficoltà gli operatori che vogliono avvalersi di un diritto garantito dalla legge (art. 24-bis del TUSMAR), aggiunge la minaccia passare alle vie legali, spegnendo gli impianti privati con l’uso della forza.

E’ evidente, invece, che è proprio il Ministero ad aver violato le regole fissate dall’AGCOM e quindi, come più volte ripetuto a favore degli operatori privati in onde medie, “Non può ritenersi responsabile del reato di cui all’art. 195 del d.P.R. 29/3/1973 n. 156 come modificato dall’art. 45 della l. 14/4/1975 n. 103 chi, nei limiti della legge, installi ed eserciti un impianto di diffusione radiofonica e televisiva di portata non eccedente l’ambito locale, pure non essendo in possesso della prescritta autorizzazione, ma che mai potrebbe essere rilasciata in mancanza della previsione legislativa dei requisiti necessari per ottenerla.

Diversamente operando significherebbe che l’inerzia a riguardo del legislatore nazionale, protratta indefinitamente, priverebbe il soggetto di esercitare un diritto costituzionale a lui riconosciuto” (Corte di Cassazione, III sezione penale, 13 giugno 1984, n. 1332, depositata il 17 ottobre 1984). In proposito, vedi il mio precedente scritto del 23 marzo 2016.

Ecco, allora, che è proprio la minacciosa nota del Ministero a confermare l’attuale inerzia dello Stato, tale da privare gli operatori privati in onde medie del diritto di informare, ed i cittadini italiani di quello correlato di informarsi e di essere informati.

Certo, all’indignazione che suscita un comportamento ministeriale a dir poco impudente, possiamo associare la soddisfazione di aver messo in difficoltà un’autorità statale la quale però, come la favola del lupo e l’agnello tramandataci da Esopo, non sente le ragioni altrui quando crede di averne.

Questa volta, però, il lupo e l’agnello vivono in uno “Stato di diritto”, all’interno del quale tutti – compreso il lupo – tali regole devono rispettare; e tali regole ce l’hanno indicate fin dal 1984 i giudici della Corte di Cassazione, con la sentenza sopra ricordata.

A chi ora vive in uno stato di comprensibile incertezza, ricordo che quarant’anni fa avvenne la stessa cosa con le prime radio libere in modulazione di frequenza: sappiamo tutti a chi diedero poi ragione i giudici e che anche oggi, pur nell’attuale caos, non è la sola RAI ad offrire la propria programmazione agli ascoltatori italiani.

I nuovi operatori in onde medie possono ora scegliere se aspettare in silenzio che il Ministero concluda la fin troppo prolungata verifica sull’utilizzabilità attuale dei siti per individuare le soluzioni tecniche che risolvano i dubbi ministeriali (purtroppo ancora avvolti dal segreto) oppure continuare a trasmettere, andando però dai propri avvocati che valuteranno gli opportuni mezzi per respingere gli ultimi (e presuntuosi) assalti del monopolio statale contro l’apertura delle onde medie ai privati.

In ogni caso, il maldestro comportamento ministeriale è il canto del cigno di un’ostinazione volta ormai al termine.

10 aprile 2016 Giorgio Marsiglio

MANCATA PUBBLICAZIONE NEI TERMINI DELL’ELENCO DELLE FREQUENZE DISPONIBILI IN ONDE MEDIE

MANCATA PUBBLICAZIONE NEI TERMINI DELL’ELENCO DELLE FREQUENZE DISPONIBILI IN ONDE MEDIE:

IL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO SNOBBA L’APPUNTAMENTO

 CON GLI OPERATORI IN ONDE MEDIE (E CON I PROPRI OBBLIGHI)

 

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INVITO AGLI OPERATORI A RIACCENDERE I PROPRI TRASMETTITORI E AD INVIARE UNA LETTERA DI DIFFIDA AL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

 

Peggio di un fidanzato ancor incerto del proprio amore, il Ministero dello Sviluppo Economico salta l’appuntamento del 21 marzo, lasciando nella più assoluta incertezza coloro che – ponendo tempo e risorse a beneficio non solo della propria passione, ma anche della libertà di comunicazione – ancora aspettano l’adempimento di un semplice quanto fondamentale obbligo per iniziare in assoluta legalità le proprie trasmissioni in onde medie:  la pubblicazione dell’elenco delle frequenze disponibili, da assegnare agli operatori privati in onde medie (come previsto dal Regolamento AGCOM n. 3/16/CONS, all’art. 4, comma 2).

Ma non si illuda chi spera in un abbandono da parte dei pionieri delle onde medie italiane: il diritto di trasmettere in onde medie ormai è scritto in lettere di pietra nella legislazione italiana.

Invito pertanto tutti gli operatori, che abbiano presentato regolare SCIA per conseguire l’autorizzazione a trasmettere, ad accendere (o riaccendere) il proprio trasmettitore, forti del principio più volte ricordato e affermato dai giudici della Corte di Cassazione (III sezione penale, 13 giugno 1984, n. 1332, depositata il 17 ottobre 1984):

Non può ritenersi responsabile del reato di cui all’art. 195 del d.P.R. 29/3/1973 n. 156 come modificato dall’art. 451 della l. 14/4/1975 n. 103 chi, nei limiti della legge, installi ed eserciti un impianto di diffusione radiofonica e televisiva di portata non eccedente l’ambito locale, pure non essendo in possesso della prescritta autorizzazione, ma che mai potrebbe essere rilasciata in mancanza della previsione legislativa dei requisiti necessari per ottenerla. Diversamente operando significherebbe che l’inerzia a riguardo del legislatore nazionale, protratta indefinitamente, priverebbe il soggetto di esercitare un diritto costituzionale a lui riconosciuto”.

All’accensione del proprio trasmettitore, invito ad inviare al Ministero dello Sviluppo Economico anche una breve,  quanto chiara, lettera di diffida.

 

23 marzo 2016
Giorgio Marsiglio

 

Contattateci in privato per avere il nostro modello di stesura

Onde medie: nuovo blocco da parte del Ministero dello Sviluppo Economico

In questi giorni il Ministero sta rispondendo a chi ha inviato la SCIA per l’autorizzazione generale a trasmettere in onde medie.

La risposta è quella di non poter dare subito seguito alla richiesta di autorizzazione a trasmettere.

Non ha detto quindi no, ma ha detto (ancora una volta) che è ancora presto.

In precedenza (cioè prima del regolamento AGCOM n. 3/16/CONS), la motivazione era la mancanza dei criteri AGCOM; ora, invece, la motivazione è la mancanza dell’elenco delle frequenze.

Ancora una volta, il Ministero confonde (senza spiegare il perché) tra procedimento di autorizzazione a trasmettere (quello della SCIA) e procedimento di rilascio del diritto d’uso-concessione della frequenza ( per il quale si deve prima spettare l’elenco delle frequenze).

C’è il rischio – se il Ministero non darà gli opportuni chiarimenti – che quando uscirà il fatidico elenco delle frequenze  i soggetti autorizzati non possano richiedere la frequenza in quanto non ancora in possesso dell’autorizzazione a trasmettere.

Per smuovere un po’ le acque, propongo  uno schema di richiesta di autoannullamento della decisione ministeriale, riportato nel seguente link:

http://www.dirittoalradioascolto.sm/richiesta_autoannullamento_al_Ministero_(Marsiglio).docx

Preciso che non si tratta di un ricorso ad un giudice, ma di una semplice richiesta (fatta allo stesso Ministero) di tornare sui propri passi.

Il Ministero cambierà idea ? Non credo, ma almeno servirà ad obbligare il Ministero a motivare con chiarezza la proprie decisione ( se non lo facesse, sarà un comportamento che potrà tornare utile menzionare in caso di necessità di andare proprio davanti ad un giudice (ma speriamo di no).

Giorgio Marsiglio

PRIME ISTRUZIONI DOPO L’APPROVAZIONE DEL REGOLAMENTO AGCOM SULLE ONDE MEDIE

Puoi scaricare il documento da qui

Radio, c’è vita nelle onde medie

La banda destinata da sempre alla Rai ormai aperta anche ad altri operatori e nuovi entranti

Radio, c’è vita nelle onde medie

Università, associazioni, privati: interesse sulla vecchia Am

di ANDREA SECCHI

C’è una radio nella Bassa padovana che mentre scriviamo nel pomeriggio sta mandando in onda una selezione di musica jazz. La mattina vi si trova una trasmissione di ufologia, astrofisica, energie alternative, la sera dalle 19 all’una di notte ritrasmette l’Irrs, Italian Radio Relay Service, con i programmi della Voice of America e della Bbc. Per il resto del tempo musica d’epoca e notiziari. Ma la particolarità, stranamente, non è il palinsesto. La Challenger Radio, così si chiama, è un’emittente in Am sulle onde medie, la banda utilizzata finora dalla Rai (sempre meno), dalla Radio Vaticana e, in passato, da Radio Montecarlo, quando ancora era un emittente completamente monegasca. Dal 2009, quando è nata, Challenger radio è stata una radio pirata, perché in Italia la trasmissione sulle onde medie era riservata all’emittente pubblica. Tant’è che l’antenna sulla Bassa padovana dal 2011 e per un anno e mezzo è stata spenta dalla magistratura. Qualcosa ora però è cambiato: la scorsa settimana l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha pubblicato il regolamento con cui stabilisce i criteri per l’assegnazione delle frequenze in onde medie anche agli altri operatori e ai nuovi entranti. Entro due mesi il ministero stabilirà esattamente quali frequenze si potranno utilizzare, tenuto conto delle interferenze con l’estero, quale sarà la copertura, se locale o più ampia, e alla fi ne chi è interessato potrà fare richiesta. Le frequenze saranno assegnate con un beauty contest: si presenta il progetto da valutare in base alla qualità e ad altri parametri (tra cui i contenuti aventi fi nalità sociale o di pubblica utilità e il piano di investimenti) e si potrà avere una frequenza per 20 anni. Il regolamento è arrivato su impulso della Legge europea 2014 dello scorso luglio con la quale si accolgono gli obblighi derivanti dall’appartenenza all’Unione europea e uno di questi, appunto, era di aprire le onde medie anche a operatori privati. Sull’obbligo imposto all’Italia, Challenger Radio non è del tutto estranea: è del 2013 una denuncia di un appassionato e studioso del diritto delle radiocomunicazioni, Giorgio Marsiglio, che è corso in soccorso dell’emittente padovana (e non solo) con una denuncia all’Unione europea sulla situazione italiana, dalla quale poi è scaturito tutto il resto. Naturale però chiedersi chi siano gli interessati a questa banda che sa di nostalgia. Prima di arrivare al regolamento dell’Agcom (3/16/Cons) c’è stata una consultazione pubblica, come d’obbligo, e dall’elenco dei partecipanti già ci si può fare un’idea: oltre alla Challenger Tv Broadcast Communication, proprietaria della radio di cui abbiamo parlato, c’è l’associazione degli operatori radiofonici universitari Raduni, Unicaradio dell’Università di Cagliari, poi emittenti web che invitano alla socialità come Radio 2.0 di Bergamo, l’emittente cattolica Radio Kolbe, la webradio Venice Classic Radio. Il regolamento, infatti, ha aperto alle emittenti comunitarie, alle università e agli enti senza scopo di lucro, non solo agli operatori che avevano progetti commerciali. Un punto importante, perché in Italia esistono numerose radio universitarie e sulle onde medie quello che si può fare più agevolmente è trasmettere su un bacino ristretto, in modo da non dover utilizzare impianti enormi, e avere un palinsesto stile talk radio, perché la qualità con le attuali tecnologie per le onde medie in modulazione di ampiezza è quella che è. Il digitale, infatti, esiste (si chiama Drm), ma non ci sono i ricevitori, mentre c’è una tecnologia per trasmettere in stereo e con discreta qualità ma, ancora una volta, richiederebbe apparecchi appositi. Nell’elenco di chi ha partecipato alla consultazione anche l’Associazione Comunicare, che si occupa di comunicazione in ambito infermieristico. Questo fa tornare alla mente quanto accade nel Regno Unito: là il digitale in Fm è ormai attivo da diversi anni, eppure l’Am è vivo e vegeto, con canali Bbc, emittenti private di musica nostalgica, radio di associazioni e di ospedali, un fenomeno storico Oltremanica: la prima radio destinata a risollevare il morale dei pazienti (e del personale) fu installata nello York County Hospital nel 1925. Ovviamente l’ingresso o meno in onde medie per tutti dipenderà da diversi fattori, non ultimi i canoni per le frequenze da stabilire. Ma quale può essere l’interesse per un’emittente commerciale? «Per noi la radio in onde medie è innanzitutto un’idea romantica», racconta l’ingegnere Maurizio Anselmo, l’imprenditore che ha aperto Challenger Radio, «un monumento a Guglielmo Marconi che l’Italia ha dimenticato. E comunque sulle onde medie con un solo trasmettitore si può arrivare a migliaia di chilometri di distanza, se non milioni e i costi per la banda sono bassi. La radio in Fm di oggi è in mano ai grossi network, non è possibile entrare se non comprando le frequenze e noi vogliamo comunque proporre una radio diversa, con programmi che contengano qualcosa di interessante, una talk radio con contenuti, magari sponsorizzati per evitare di morire». Ovviamente, questa non è l’attività primaria di Anselmo, proprietario di un teleporto satellitare proprio nel Padovano, ovvero un centro a cui arrivano via fibra ottica canali da diversi paesi che poi sono trasportati sul satellite. Lui stesso è proprietario di un canale satellitare, che ha lo stesso nome della radio romantica, come la definisce. Ed è sempre lui a condurre la trasmissione mattutina in Am su ufologia e affini. Sul suo sogno, però, ci ha anche investito: Challenger Radio ha un trasmettitore grande quanto due armadi, con un’antenna poggiata su una torre alta 60 metri in stile Rai e normalmente il suo segnale da qui, in provincia di Padova, arriva a 300-350 chilometri di distanza, fino a Pescara. È durante la notte, però, che le onde medie danno il meglio di sé, tramontato il sole che le disturba: Anselmo, racconta, conserva una cartolina che arriva dal Circolo polare artico, dall’ultima propaggine della Scandinavia. Un rapporto di ascolto (Qsl in gergo), per dire: ecco, la tua radio è arrivata anche qui.

(da Italia Oggi del 26/01/2015)

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