EXCUSATIO NON PETITA, ACCUSATIO MANIFESTA

Quando il Ministero si scusa (più o meno), confermando quello che tutti già pensavano

Con questo motto in latino, ancor oggi viene sintetizzato il comportamento di coloro che, allo scopo di giustificare un proprio errore, finiscono per renderlo evidente a tutti, aggravando così la propria posizione.

E’ il caso del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) il quale, messo alle strette dalle diffide presentate da alcuni degli operatori e dalla segnalazione fatta alla Commissione Europea, solamente in data 8 aprile ha ritenuto di far conoscere il perché del mancato rispetto del termine del 21 marzo 2016, fissato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) per la pubblicazione dell’elenco delle frequenze disponibili,da assegnare agli operatori privati in onde medie.

Cosa dice la nota divulgata dal MISE ? In buona sostanza quanto segue: è vero che il termine non è stato rispettato, ma c’è ancora molto da fare e, quindi, è necessario avere più tempo !

Penso che ognuno di noi abbia a che fare con il rispetto di date e termini, in particolare proprio nei confronti della pubblica amministrazione; sono sicuro che tutti corriamo per rispettarli, ben sapendo che alle autorità poco interessino le nostre difficoltà.

Diverso sarebbe stato se il Ministero – prima della scadenza del 21 marzo, e non due settimane dopo – almeno avesse reso note le proprie difficoltà e chiesta la comprensione di tutti coloro che hanno presentato la SCIA per l’autorizzazione a trasmettere (palesando quindi i propri nome e cognome) e coinvolto gli operatori medesimi nell’individuazione di criteri accettabili per garantire la libertà di impresa e, ancor più, di comunicazione.

Ma tutto questo non è avvenuto; anzi, il Ministero ora fa la voce grossa e al proprio ritardo, che mette in difficoltà gli operatori che vogliono avvalersi di un diritto garantito dalla legge (art. 24-bis del TUSMAR), aggiunge la minaccia passare alle vie legali, spegnendo gli impianti privati con l’uso della forza.

E’ evidente, invece, che è proprio il Ministero ad aver violato le regole fissate dall’AGCOM e quindi, come più volte ripetuto a favore degli operatori privati in onde medie, “Non può ritenersi responsabile del reato di cui all’art. 195 del d.P.R. 29/3/1973 n. 156 come modificato dall’art. 45 della l. 14/4/1975 n. 103 chi, nei limiti della legge, installi ed eserciti un impianto di diffusione radiofonica e televisiva di portata non eccedente l’ambito locale, pure non essendo in possesso della prescritta autorizzazione, ma che mai potrebbe essere rilasciata in mancanza della previsione legislativa dei requisiti necessari per ottenerla.

Diversamente operando significherebbe che l’inerzia a riguardo del legislatore nazionale, protratta indefinitamente, priverebbe il soggetto di esercitare un diritto costituzionale a lui riconosciuto” (Corte di Cassazione, III sezione penale, 13 giugno 1984, n. 1332, depositata il 17 ottobre 1984). In proposito, vedi il mio precedente scritto del 23 marzo 2016.

Ecco, allora, che è proprio la minacciosa nota del Ministero a confermare l’attuale inerzia dello Stato, tale da privare gli operatori privati in onde medie del diritto di informare, ed i cittadini italiani di quello correlato di informarsi e di essere informati.

Certo, all’indignazione che suscita un comportamento ministeriale a dir poco impudente, possiamo associare la soddisfazione di aver messo in difficoltà un’autorità statale la quale però, come la favola del lupo e l’agnello tramandataci da Esopo, non sente le ragioni altrui quando crede di averne.

Questa volta, però, il lupo e l’agnello vivono in uno “Stato di diritto”, all’interno del quale tutti – compreso il lupo – tali regole devono rispettare; e tali regole ce l’hanno indicate fin dal 1984 i giudici della Corte di Cassazione, con la sentenza sopra ricordata.

A chi ora vive in uno stato di comprensibile incertezza, ricordo che quarant’anni fa avvenne la stessa cosa con le prime radio libere in modulazione di frequenza: sappiamo tutti a chi diedero poi ragione i giudici e che anche oggi, pur nell’attuale caos, non è la sola RAI ad offrire la propria programmazione agli ascoltatori italiani.

I nuovi operatori in onde medie possono ora scegliere se aspettare in silenzio che il Ministero concluda la fin troppo prolungata verifica sull’utilizzabilità attuale dei siti per individuare le soluzioni tecniche che risolvano i dubbi ministeriali (purtroppo ancora avvolti dal segreto) oppure continuare a trasmettere, andando però dai propri avvocati che valuteranno gli opportuni mezzi per respingere gli ultimi (e presuntuosi) assalti del monopolio statale contro l’apertura delle onde medie ai privati.

In ogni caso, il maldestro comportamento ministeriale è il canto del cigno di un’ostinazione volta ormai al termine.

10 aprile 2016 Giorgio Marsiglio

MANCATA PUBBLICAZIONE NEI TERMINI DELL’ELENCO DELLE FREQUENZE DISPONIBILI IN ONDE MEDIE

MANCATA PUBBLICAZIONE NEI TERMINI DELL’ELENCO DELLE FREQUENZE DISPONIBILI IN ONDE MEDIE:

IL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO SNOBBA L’APPUNTAMENTO

 CON GLI OPERATORI IN ONDE MEDIE (E CON I PROPRI OBBLIGHI)

 

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INVITO AGLI OPERATORI A RIACCENDERE I PROPRI TRASMETTITORI E AD INVIARE UNA LETTERA DI DIFFIDA AL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

 

Peggio di un fidanzato ancor incerto del proprio amore, il Ministero dello Sviluppo Economico salta l’appuntamento del 21 marzo, lasciando nella più assoluta incertezza coloro che – ponendo tempo e risorse a beneficio non solo della propria passione, ma anche della libertà di comunicazione – ancora aspettano l’adempimento di un semplice quanto fondamentale obbligo per iniziare in assoluta legalità le proprie trasmissioni in onde medie:  la pubblicazione dell’elenco delle frequenze disponibili, da assegnare agli operatori privati in onde medie (come previsto dal Regolamento AGCOM n. 3/16/CONS, all’art. 4, comma 2).

Ma non si illuda chi spera in un abbandono da parte dei pionieri delle onde medie italiane: il diritto di trasmettere in onde medie ormai è scritto in lettere di pietra nella legislazione italiana.

Invito pertanto tutti gli operatori, che abbiano presentato regolare SCIA per conseguire l’autorizzazione a trasmettere, ad accendere (o riaccendere) il proprio trasmettitore, forti del principio più volte ricordato e affermato dai giudici della Corte di Cassazione (III sezione penale, 13 giugno 1984, n. 1332, depositata il 17 ottobre 1984):

Non può ritenersi responsabile del reato di cui all’art. 195 del d.P.R. 29/3/1973 n. 156 come modificato dall’art. 451 della l. 14/4/1975 n. 103 chi, nei limiti della legge, installi ed eserciti un impianto di diffusione radiofonica e televisiva di portata non eccedente l’ambito locale, pure non essendo in possesso della prescritta autorizzazione, ma che mai potrebbe essere rilasciata in mancanza della previsione legislativa dei requisiti necessari per ottenerla. Diversamente operando significherebbe che l’inerzia a riguardo del legislatore nazionale, protratta indefinitamente, priverebbe il soggetto di esercitare un diritto costituzionale a lui riconosciuto”.

All’accensione del proprio trasmettitore, invito ad inviare al Ministero dello Sviluppo Economico anche una breve,  quanto chiara, lettera di diffida.

 

23 marzo 2016
Giorgio Marsiglio

 

Contattateci in privato per avere il nostro modello di stesura

Onde medie: nuovo blocco da parte del Ministero dello Sviluppo Economico

In questi giorni il Ministero sta rispondendo a chi ha inviato la SCIA per l’autorizzazione generale a trasmettere in onde medie.

La risposta è quella di non poter dare subito seguito alla richiesta di autorizzazione a trasmettere.

Non ha detto quindi no, ma ha detto (ancora una volta) che è ancora presto.

In precedenza (cioè prima del regolamento AGCOM n. 3/16/CONS), la motivazione era la mancanza dei criteri AGCOM; ora, invece, la motivazione è la mancanza dell’elenco delle frequenze.

Ancora una volta, il Ministero confonde (senza spiegare il perché) tra procedimento di autorizzazione a trasmettere (quello della SCIA) e procedimento di rilascio del diritto d’uso-concessione della frequenza ( per il quale si deve prima spettare l’elenco delle frequenze).

C’è il rischio – se il Ministero non darà gli opportuni chiarimenti – che quando uscirà il fatidico elenco delle frequenze  i soggetti autorizzati non possano richiedere la frequenza in quanto non ancora in possesso dell’autorizzazione a trasmettere.

Per smuovere un po’ le acque, propongo  uno schema di richiesta di autoannullamento della decisione ministeriale, riportato nel seguente link:

http://www.dirittoalradioascolto.sm/richiesta_autoannullamento_al_Ministero_(Marsiglio).docx

Preciso che non si tratta di un ricorso ad un giudice, ma di una semplice richiesta (fatta allo stesso Ministero) di tornare sui propri passi.

Il Ministero cambierà idea ? Non credo, ma almeno servirà ad obbligare il Ministero a motivare con chiarezza la proprie decisione ( se non lo facesse, sarà un comportamento che potrà tornare utile menzionare in caso di necessità di andare proprio davanti ad un giudice (ma speriamo di no).

Giorgio Marsiglio

PRIME ISTRUZIONI DOPO L’APPROVAZIONE DEL REGOLAMENTO AGCOM SULLE ONDE MEDIE

Puoi scaricare il documento da qui

Radio, c’è vita nelle onde medie

La banda destinata da sempre alla Rai ormai aperta anche ad altri operatori e nuovi entranti

Radio, c’è vita nelle onde medie

Università, associazioni, privati: interesse sulla vecchia Am

di ANDREA SECCHI

C’è una radio nella Bassa padovana che mentre scriviamo nel pomeriggio sta mandando in onda una selezione di musica jazz. La mattina vi si trova una trasmissione di ufologia, astrofisica, energie alternative, la sera dalle 19 all’una di notte ritrasmette l’Irrs, Italian Radio Relay Service, con i programmi della Voice of America e della Bbc. Per il resto del tempo musica d’epoca e notiziari. Ma la particolarità, stranamente, non è il palinsesto. La Challenger Radio, così si chiama, è un’emittente in Am sulle onde medie, la banda utilizzata finora dalla Rai (sempre meno), dalla Radio Vaticana e, in passato, da Radio Montecarlo, quando ancora era un emittente completamente monegasca. Dal 2009, quando è nata, Challenger radio è stata una radio pirata, perché in Italia la trasmissione sulle onde medie era riservata all’emittente pubblica. Tant’è che l’antenna sulla Bassa padovana dal 2011 e per un anno e mezzo è stata spenta dalla magistratura. Qualcosa ora però è cambiato: la scorsa settimana l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha pubblicato il regolamento con cui stabilisce i criteri per l’assegnazione delle frequenze in onde medie anche agli altri operatori e ai nuovi entranti. Entro due mesi il ministero stabilirà esattamente quali frequenze si potranno utilizzare, tenuto conto delle interferenze con l’estero, quale sarà la copertura, se locale o più ampia, e alla fi ne chi è interessato potrà fare richiesta. Le frequenze saranno assegnate con un beauty contest: si presenta il progetto da valutare in base alla qualità e ad altri parametri (tra cui i contenuti aventi fi nalità sociale o di pubblica utilità e il piano di investimenti) e si potrà avere una frequenza per 20 anni. Il regolamento è arrivato su impulso della Legge europea 2014 dello scorso luglio con la quale si accolgono gli obblighi derivanti dall’appartenenza all’Unione europea e uno di questi, appunto, era di aprire le onde medie anche a operatori privati. Sull’obbligo imposto all’Italia, Challenger Radio non è del tutto estranea: è del 2013 una denuncia di un appassionato e studioso del diritto delle radiocomunicazioni, Giorgio Marsiglio, che è corso in soccorso dell’emittente padovana (e non solo) con una denuncia all’Unione europea sulla situazione italiana, dalla quale poi è scaturito tutto il resto. Naturale però chiedersi chi siano gli interessati a questa banda che sa di nostalgia. Prima di arrivare al regolamento dell’Agcom (3/16/Cons) c’è stata una consultazione pubblica, come d’obbligo, e dall’elenco dei partecipanti già ci si può fare un’idea: oltre alla Challenger Tv Broadcast Communication, proprietaria della radio di cui abbiamo parlato, c’è l’associazione degli operatori radiofonici universitari Raduni, Unicaradio dell’Università di Cagliari, poi emittenti web che invitano alla socialità come Radio 2.0 di Bergamo, l’emittente cattolica Radio Kolbe, la webradio Venice Classic Radio. Il regolamento, infatti, ha aperto alle emittenti comunitarie, alle università e agli enti senza scopo di lucro, non solo agli operatori che avevano progetti commerciali. Un punto importante, perché in Italia esistono numerose radio universitarie e sulle onde medie quello che si può fare più agevolmente è trasmettere su un bacino ristretto, in modo da non dover utilizzare impianti enormi, e avere un palinsesto stile talk radio, perché la qualità con le attuali tecnologie per le onde medie in modulazione di ampiezza è quella che è. Il digitale, infatti, esiste (si chiama Drm), ma non ci sono i ricevitori, mentre c’è una tecnologia per trasmettere in stereo e con discreta qualità ma, ancora una volta, richiederebbe apparecchi appositi. Nell’elenco di chi ha partecipato alla consultazione anche l’Associazione Comunicare, che si occupa di comunicazione in ambito infermieristico. Questo fa tornare alla mente quanto accade nel Regno Unito: là il digitale in Fm è ormai attivo da diversi anni, eppure l’Am è vivo e vegeto, con canali Bbc, emittenti private di musica nostalgica, radio di associazioni e di ospedali, un fenomeno storico Oltremanica: la prima radio destinata a risollevare il morale dei pazienti (e del personale) fu installata nello York County Hospital nel 1925. Ovviamente l’ingresso o meno in onde medie per tutti dipenderà da diversi fattori, non ultimi i canoni per le frequenze da stabilire. Ma quale può essere l’interesse per un’emittente commerciale? «Per noi la radio in onde medie è innanzitutto un’idea romantica», racconta l’ingegnere Maurizio Anselmo, l’imprenditore che ha aperto Challenger Radio, «un monumento a Guglielmo Marconi che l’Italia ha dimenticato. E comunque sulle onde medie con un solo trasmettitore si può arrivare a migliaia di chilometri di distanza, se non milioni e i costi per la banda sono bassi. La radio in Fm di oggi è in mano ai grossi network, non è possibile entrare se non comprando le frequenze e noi vogliamo comunque proporre una radio diversa, con programmi che contengano qualcosa di interessante, una talk radio con contenuti, magari sponsorizzati per evitare di morire». Ovviamente, questa non è l’attività primaria di Anselmo, proprietario di un teleporto satellitare proprio nel Padovano, ovvero un centro a cui arrivano via fibra ottica canali da diversi paesi che poi sono trasportati sul satellite. Lui stesso è proprietario di un canale satellitare, che ha lo stesso nome della radio romantica, come la definisce. Ed è sempre lui a condurre la trasmissione mattutina in Am su ufologia e affini. Sul suo sogno, però, ci ha anche investito: Challenger Radio ha un trasmettitore grande quanto due armadi, con un’antenna poggiata su una torre alta 60 metri in stile Rai e normalmente il suo segnale da qui, in provincia di Padova, arriva a 300-350 chilometri di distanza, fino a Pescara. È durante la notte, però, che le onde medie danno il meglio di sé, tramontato il sole che le disturba: Anselmo, racconta, conserva una cartolina che arriva dal Circolo polare artico, dall’ultima propaggine della Scandinavia. Un rapporto di ascolto (Qsl in gergo), per dire: ecco, la tua radio è arrivata anche qui.

(da Italia Oggi del 26/01/2015)

ANALISI CRITICA DEL REGOLAMENTO AGCOM PER GLI OPERATORI PRIVATI IN ONDE MEDIE

Per essere sicuro di quanto ho scritto, ho volutamente aspettato alcuni giorni dall’uscita del nuovo Regolamento dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) per gli operatori privati in onde medie, approvato con delibera AGCOM n. 3/16/CONS del 14 gennaio 2016 e pubblicato nel sito dell’Autorità il successivo 21 gennaio).

ASPETTI POSITIVI

a) Un aspetto positivo è la conferma che al Piano di radiodiffusione – Ginevra 1975 si debba fare riferimento in maniera integrale e, quindi, non solo rifacendosi all’attuale elenco delle frequenze assegnate all’Italia (con relative caratteristiche tecniche di irradiazione degli impianti e i vincoli tecnici), ma anche alla possibilità per il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) di attivare le procedure internazionali di modifica di tali parametri [art. 4, comma 2]: in tal modo, in caso di stazioni radio a bassa potenza sarà possibile modificare le caratteristiche di assegnazione delle frequenze (compresa l’ubicazione della stazione trasmittente), senza necessità di accordi con gli Stati confinanti. Quanto sopra consentirà all’Italia di aumentare i siti trasmittenti e di migliorare la loro dislocazione, con conseguente aumento delle frequenze a disposizione.

b) Soddisfacente è anche la presa d’atto – da parte dell’AGCOM – che le frequenze assegnate alle onde medie italiane sono quelle che vanno dai 526,5 ai 1606,5 KHz. Sono così stati recuperati una quarantina di kilohertz, corrispondenti a ben quattro stazioni trasmittenti per ogni bacino di servizio [art. 2].

c) Di rilievo è anche lo spazio riservato agli operatori nuovi entranti [art. 5, comma 2, lettera c) e comma 3] e l’attenzione rivolta agli aspetti editoriali della programmazione delle future radio private in onde medie [art. 5, comma 2, lettera a), ultimo periodo], nel caso si dovesse avviare una procedura di selezione comparativa a causa di un numero di domande superiore a quello delle frequenze disponibili in un determinato bacino di riferimento.

Altro non ho trovato che possa rendere accettabile il nuovo regolamento, per i motivi che vado ora ad esporre.

L’INCOGNITA «OPERATORE DI RETE»
Trascurando le osservazioni inviate in sede di partecipazione alla procedura di consultazione, l’AGCOM ha insistito – sbagliando – nell’individuare una sola figura legittimata ad acquisire in concessione le frequenze in onde medie: quella dell’«operatore di rete», figura prevista invece dalla legge esclusivamente per le trasmissioni in tecnica digitale.

Infatti, l’operatore di rete (che è il soggetto che gestisce gli impianti e la rete e che fornisce la capacità trasmissiva necessaria per la trasmissione di contenuti agli utenti), da non confondere con il fornitore di 1 servizi di media audiovisivi (che, invece, è quello predispone i programmi, ovvero l’editore del canale trasportato), sono figure che sono state previste dal Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi e Radiofonici (TUSMAR) a seguito dell’avvento delle trasmissioni in tecnica digitale, le quali consentono la trasmissione contemporanea di più programmi sulla stessa frequenza (o, meglio, blocco di frequenze o di diffusione). Da qui la scelta del legislatore di distinguere tra chi gestisce gli impianti di trasmissione e chi, invece, a quei gestori si rivolge per mandare in onda la propria programmazione; distinzione talmente stringente che ha spinto la normativa all’obbligo di separazione contabile qualora il fornitore di servizi di media audiovisivi sia anche operatore di rete.

Ma tutto ciò riguarda, appunto, tutto un altro mondo che è quello delle trasmissioni digitali, dove è venuta meno la coincidenza – diciamo così – tra «titolare dell’antenna» ed «editore della radio».

Non è il caso, invece, delle nuove stazioni in onde medie, che saranno in gran parte analogiche e per le quali lo stesso TUSMAR prevede la figura della «emittente radiofonica», così definita [art. 2, comma 1, lettera bb)]:

“Il titolare di concessione o autorizzazione su frequenze terrestri in tecnica analogica o digitale, che ha la responsabilità dei palinsesti radiofonici e, se emittente radiofonica analogica, li trasmette secondo le seguenti tipologie:

1) emittente radiofonica a carattere comunitario, nazionale o locale,

2) emittente radiofonica a carattere commerciale locale,

3) emittente radiofonica nazionale”.

Si tratta, quindi, di una figura ibrida prevista specificatamente per le trasmissioni radio per le quali non abbiamo assistito ad alcun switch-off obbligatorio dall’analogico al digitale, ma solo all’affiancamento (e alla coesistenza) del nuovo standard con il precedente. Ciononostante, l’AGCOM ha proseguito per la propria strada e ha erroneamente ritenuto – facendo riferimento a disposizioni normative che ritengo non portino alcun elemento valido alla tesi dell’Autorità – che la normativa predisposta per le trasmissioni digitali si applichi anche alle onde medie, con l’aggravante che la concessione delle frequenze è stata appunto riservata al solo operatore di rete, e non anche al fornitore di servizi di media audiovisivi.

Ma quanto sopra esposto, al di là degli aspetti giuridico-formali che potrebbero sembrare di interesse per i soli addetti ai lavori, quali rischi comporta per il futuro delle onde medie italiane ?

Solamente uno, ma enorme: di trovare dislocate nel territorio italiano solamente le torri di pochi concessionari “operatori di rete”, ai quali ci si dovrà necessariamente rivolgere – in veste di clienti – per mandare in onda il proprio palinsesto. Concessionari che potrebbero avere la tentazione di discriminare tra cliente e cliente, con conseguente creazione di posizioni dominanti e buona pace del principio, dettato dalla Corte costituzionale, di favorire l’accesso del «massimo numero possibile di voci diverse».

Anche in questo caso assistiamo ad una dimostrazione del vizio, evidentemente innato nelle autorità italiane, di sostituire (invece che affiancare) un metodo con un altro già esistente, imponendo in via 2 generale un sistema (quello dell’operatore di rete) che può certamente essere utile in caso di soggetti che abbiano qualcosa da dire alla collettività pur non avendo i mezzi per installare una stazione radio, ma che non è da generalizzare, pena la creazione di un oligopolio di pochi proprietari del “parco antenne” delle onde medie italiane.

Il rischio da me paventato è rafforzato dal fatto che l’Autorità non ha previsto – come era stato, invece, suggerito – di evitare, nel caso si debba procedere alla procedura di selezione comparativa, che uno stesso operatore ottenga in concessione più di una frequenza nello stesso bacino oppure in più bacini, a scapito di altri soggetti istanti che non ne abbiano ottenuta alcuna nell’intero territorio nazionale; in tal caso al soggetto, risultante aggiudicatario di più frequenze, avrebbe dovuto farsi obbligo di optare per una sola frequenza entro un termine assegnato, consentendo così il subentro nelle altre frequenze ai soggetti assegnatari collocati utilmente nella graduatoria. Parimenti, non è stato accolto il suggerimento di vietare al Ministero di consentire – all’atto del rilascio della concessione – il trasferimento ad altri soggetti del diritto d’uso della frequenza.


A chi voglia trasmettere in onde medie, quindi, è offerta la sola strada di diventare «operatore di rete», con probabili complicazioni contabili nello svolgimento della propria attività.

LA PIANIFICAZIONE DELLE FREQUENZE

Nelle premesse della delibera n. 3/16/CONS, con la quale l’Autorità ha approvato il nuovo regolamento, viene affermato che la legge non ha attribuito all’Autorità alcuna attività di pianificazione delle frequenze in onde medie a modulazione di ampiezza, in virtù dell’esplicito rinvio al Piano di Ginevra 1975.

Conseguentemente, l’AGCOM ha ritenuto di non intervenire – lasciando quindi ogni decisione al Ministero – sulle tematiche relative alla pianificazione delle frequenze, alla definizione geografica dei bacini di riferimento, all’individuazione delle potenze minime e massime degli impianti radianti: tutti aspetti che avrebbero potuto favorire lo svolgimento dell’attività radiofonica in piccoli bacini territoriali, favorendo quindi il sorgere di una pluralità di emittenti, a bassa potenza e al servizio delle comunità locali.

All’AGCOM ho già avuto modo di esprimere la mia contrarietà a tale linea di condotta, con la quale l’Autorità ha sostanzialmente abdicato al proprio ruolo; rinuncia che si spinge inspiegabilmente sino al punto di lasciare all’Esecutivo anche l’individuazione delle frequenze da garantire alla concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo (ricordiamo che la rete RAI in onde medie, attualmente, consiste di soli tredici siti trasmittenti, in quanto gli altri precedentemente utilizzati sono stati abbandonati dalla stessa concessionaria pubblica).

L’AGCOM espone così le future procedure di assegnazione delle frequenze a sicuri ricorsi giurisdizionali dinanzi al giudice amministrativo.

ALTRI ASPETTI NEGATIVI

1) Rimane il termine irrisorio di trenta giorni – dalla pubblicazione dell’elenco delle frequenze disponibili – per presentare la domanda di concessione del diritto di uso della frequenza [art. 4, comma 3]. Il ridotto periodo contrasta con quello più lungo (sessanta giorni) previsto per la verifica d’ufficio dei presupposti e dei requisiti per il conseguimento dell’autorizzazione generale, condizione necessaria al successivo rilascio della concessione della frequenza. 3 Gli operatori interessati, pertanto, sono costretti fin da ora a presentare la SCIA per l’autorizzazione generale, prima ancora di poter conoscere se vi siano frequenze disponibili nel bacino geografico di interesse.

2) Viene dato un termine non inferiore ai trenta giorni per partecipare alla procedura di selezione comparativa, ma non viene indicato entro quanti giorni il Ministero dovrà procedere ad essa [art. 4, comma 5], una volta che venga constatato che il numero delle domande presentate supera il numero delle frequenze disponibili.

3) Il Ministero potrebbe quindi ritardare a tempo indeterminato l’avvio della procedura; è quindi necessario incalzare il MISE su questo aspetto, pretendendo tempi certi.

4) Tra i criteri dettati per lo svolgimento della procedura di selezione comparativa, ve n’è uno (estensione territoriale della copertura) dalla quale non si capisce affatto quale radio verrebbe premiata con l’attribuzione di una maggior punteggio, se quella che copra il minore oppure il maggior territorio [art. 5, comma 2, lettera a), secondo periodo]. C’è il rischio che le emittenti di bassa potenza, che intendano porsi al servizio di piccole comunità – vengano penalizzate ed escluse.

5) Senza fornirne motivazione, alla nozione di «bacino di riferimento», tanto intuitiva quanto corretta, si sostituisce quella di «risorsa pianificata» [art. 4, commi 4 e 5], con la quale mi auguro si voglia semplicemente intendere gli elementi (frequenze, caratteristiche tecniche di irradiazione degli impianti e i vincoli tecnici, compresa l’ubicazione) dettati dal Piano di Ginevra 1975 e non, come potrebbe sembrare, l’inserimento surrettizio di un nuovo consono più alle trasmissioni in standard digitale. Il termine «bacino di riferimento», comunque, è rimasto nel testo definitivo dell’articolo 5, comma 1, del regolamento, con inevitabili future incertezze interpretative.

6) Alla fine è emerso che vi sarà un canone di concessione, come chiarito dalle premesse della delibera n. 3/16/CONS. Onestamente, ho letto più di una volta l’allegato 10 del Codice delle comunicazioni elettroniche citato dall’AGCOM, ma non sono ancora riuscito a trovare la previsione che possa chiarire quale sia l’importo per la concessione delle frequenze in onde medie. Credo si tratti di una difficoltà del tutto personale.

25 gennaio 2016
Giorgio Marsiglio

Regolamento onde medie private in Italia: ci siamo!

Non più tardi di un’ora fa, sul sito dell’Autorità è uscito il nuovo regolamento, nel testo definitivo:

SCARICA DA QUI

Due sono i documenti:

– la delibera n. 3/16/CONS, che illustra il ragionamento fatto dall’AGCOM prima di approvare il Regolamento;

– l’allegato A alla delibera stessa, che contiene il regolamento vero e proprio

Onde medie – l’AGCOM si sta muovendo

Se il 10 gennaio scorso  avevo segnalato la situazione normativa delle onde medie italiane, perdurante l?assenza delle decisioni dell?AGCOM, oggi il Consiglio della stessa Autorità ha divulgato l?ordine del giorno della seduta di domani 14 gennaio 2016, che vede al punto 3 la discussione proprio sugli attesi “Esiti della consultazione pubblica” sulla bozza di Regolamento recante la definizione dei criteri e delle modalità di assegnazione delle frequenze radio in onde medie a modulazione di ampiezza (AM) ovvero mediante altre tecnologie innovative:

SCARICA DA QUI.

Attenzione, però: sembrerebbe trattarsi della sola sintesi delle osservazioni pervenute, e non dell?approvazione del Regolamento vero e proprio; in ogni caso, permetterà di capire qual è l?orientamento dell’Autorità garante sul futuro delle onde medie italiane.

Se, invece, venisse anche approvato il Regolamento, stiamo allora pronti a valutare velocemente gli adempimenti che verranno richiesti per aprire (o continuare a trasmettere con) una stazione in onde medie.

Ad ogni modo, “Regolamento” vero e proprio, oppure solamente ?Esiti?, tempo una o due settimane e sapremo tutto.

In attesa, permettetemi di riportarvi il link al testo delle osservazioni che ho mandato all?AGCOM partecipando alla consultazione pubblica sulle onde medie:
http://www.dirittoalradioascolto.sm/contributo_Marsiglio_Giorgio_consultazione_pubblica_AGCOM_onde_medie.pdf

Di seguito, i link al resto della documentazione da me redatta sull?argomento:

1. http://www.dirittoalradioascolto.sm/Il_contrasto_tra_normativa_italiana_e_normativa_comunitaria_in_materia_di_radiodiffusione_analogica_nella_gamma_delle_onde_medie_-_Filodiritto.pdf

2. http://www.filodiritto.com/articoli/2015/09/.html

3. http://www.dirittoalradioascolto.sm/vademecum_onde_medie.pdf

4. http://www.dirittoalradioascolto.sm/onde_medie_stato_dell’arte_10.1.2016.pdf

Cordiali saluti.
Giorgio Marsiglio

Onde Medie Italia

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